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Aspettando il Lucca Film Festival 2018: la tecnica del girato di Cristi Puiu

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Non possiamo fare a meno di pensare al Lucca Film Festival e alla sua nuova edizione.

Per non farci mancare nulla, tutte le news sugli eventi in programma, sui protagonisti e sui retroscena del festival saranno presenti sui nostri social Facebook, Twitter e Instagram.

Un grande nome che ha segnato l’edizione scorsa è sicuramente quello di Cristi Puiu, cineasta rumeno, candidato alla Palma d’Oro nel 2016 con la pellicola “Sieranevada”, proiettata anche a Lucca in concomitanza con la sua presenza.

Sieranevada” è la storia di una famiglia che si riunisce per la commemorazione del patriarca morto e nel ritrovarsi, si scopre.

Ma la peculiarità di questo film è il fatto di essere girato completamente all’interno delle mura domestiche, eccetto per due scene, di cui una in apertura. Una scelta sicuramente restrittiva, in quanto il regista ha dovuto filmare dal corridoio dell’abitazione, inquadrando tutto con le cornici delle porte o le finestre, e mantenendo una certa distanza dai personaggi.

Puiu, in un’intervista con “Senses of cinema”, ha dichiarato che per lui un qualcosa come una porta diventava un personaggio.

Gli ha permesso di ottenere un’inquadratura tramite un’altra inquadratura. Per lui un appartamento descritto tramite la sua configurazione di labirinto con stanze separate da ogni sorta di oggetto, tenda o porta rappresenta l’intera idea del cinema narrativo. Qui c’è una storia principale con molteplici diramazioni in storie secondarie, che potrebbero a loro volta diventare principali in base alla decisione dell’autore. Lo stesso vale per il girare una scena: “è difficile trovare la posizione giusta per la telecamera, ma una volta trovata, hai trovato la giusta direzione in un’immagine”.

Puiu spiega che le finestre e le porte dividono questo appartamento dal mondo esterno. La finestra, pur essendo trasparente, è un filtro ed impercettibilmente altera ciò che vediamo. E basta, per esempio, un riflesso perché di colpo si noti la sua presenza. “Lo stesso succede con le persone. La mia intera educazione ed esperienza di vita mi porta a guardarti in una certa maniera. Di conseguenza, la persona di fronte a me risponde a questo in un’altra determinata maniera e io mi devo adattare”.

Sono questi contrasti che lo portano a decidere dove porre la MACCHINA DA PRESa.

Per lui un appartamento può essere ripreso come un panorama e quella distanza che ti separa dal panorama può essere sempre aggiustata.

“Poi c’è una vita oltre l’appartamento che io non posso controllare”. Come, per esempio, quando prima di una scena le nuvole arrivano a coprire il sole e la luce diminuisce oppure quando uno stormo di uccelli appare alla finestra e poi vola via.

Un’altra scena girata in modo particolare è quella in cui il protagonista, in macchina, si ricorda del padre e volta la schiena al pubblico. Il tutto viene inquadrato attraverso lo specchietto retrovisore.

Il regista afferma che ogni volta che parliamo di noi stessi e della nostra vita è come se guardassimo in retrospettiva il nostro passato. “Se io ti dico la parola telefono, tu vai indietro a pensare a qualcosa nella tua memoria. Tutte le conversazioni che facciamo in questo preciso istante sono conversazioni con il nostro sguardo rivolto a uno specchietto retrovisore”.

Puiu, inoltre, spiega la motivazione per cui ha deciso di girare alcune scene con la tecnica del piano sequenza. Questa consiste nella modulazione di una sequenza attraverso una sola inquadratura, molto spesso piuttosto lunga. “Per me il piano sequenza è importante perché spero nel mezzo ai tagli di riuscire a raggiungere la verità. Quindi lascio che le cose succedano e le filmo”.