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Bruno Monsaingeon: tra cinema e musica

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Bruno Monsaingeon mentre suona il violino

“Io non mi piaccio”

Sono le ultime parole che il grande pianista russo Sviatoslav Richter pronuncia nel biopic dedicatogli da Bruno Monsaingeon. Un epitaffio che connota però l’eccellenza del regista e musicista francese proprio come ritrattista. Perché Bruno Monsaingeon è questo, tanto attore della musica (capace cioè di agire sul piano artistico in prima persona), quanto sapiente spettatore dell’altrui talento. E se è spettatore lo è soprattutto al fine di ricostruire: artista totale, capace di trasporre su pellicola una personalità del calibro di Richter, nel suo duplice aspetto di “genio a sangue freddo” e uomo “incredibilmente sensibile e vulnerabile”. Lavorando a lungo fianco a fianco, Monsaingeon riesce ad assemblare ritratti filmati e suonati del genio russo, fino a realizzare il pluripremiato film Richter, The Enigma (1998). Ma questa è solo una delle affascinanti vite osservate e sintetizzate dall’occhio musicale di Monsaingeon.

Scrivere e filmare la musica

Violinista parigino e concertista in prima persona, negli ultimi trent’anni Monsaingeon consacra la propria carriera all’interdisciplinarità. Un saldo legame tra cinema e musica, grazie al quale produce instancabilmente le biografie per immagini dei più importanti musicisti del ventesimo secolo. Collabora a lungo con Yehdi Menuhin e Glenn Gould, compositori che ritrae in numerosi film concentrandosi su diversi aspetti del loro lavoro. Due in particolare gli valgono grande successo a livello mondiale: The Open Wall, Menhuin in China e The Goldberg Variations. Menuhin è protagonista anche del documentario in tre episodi Retour aux Souces, sul suo ritorno in Unione Sovietica.

“L’ultimo documentario che abbiamo fatto con Menuhin è il risultato di trent’anni di collaborazione. Si può dire che sia il risultato di un rapporto straordinario anche dal punto di vista umano”

Storie di uomini e di artisti

Negli anni ’90 intraprende due progetti a lungo termine. Il primo, su Dietrich Fischer-Dieskau, segue il lavoro del maestro tedesco attraverso numerosi concerti e masterclass su Mozart, Schubert e Schuman, e si conclude in una summa documentaria dal titolo Dietrich Fischer-Dieskau, Autumn Journey (1998). Il secondo progetto riguarda invece David Oistrakh, meritatamente noto ai suoi estimatori come “Re David”. Monsaingeon ne ripercorre la storia, dalla nascita a Odessa nel 1908, fino alla morte nel 1974, ad Amsterdam, per un attacco cardiaco. Ne risulta il film David Oistrakh, Artist of the people? (1995), la storia ferita di un talento cresciuto all’ombra dello stalinismo.

“la musica era il solo spiraglio da cui filtrava il sole… l’ossigeno, la vita”

Una biografia densa di materiali e testimonianze: da una parte Rostropovich, Menuhin e Rojdesvensky, conoscitori appassionati della sua opera, che parlano di una personalità musicalmente straordinaria; dall’altra le testimonianze del figlio Igor, a sua volta compositore, ugualmente preziose in quanto capaci di far luce sull’uomo. È questa, del resto, la grande capacità del Monsaingeon regista: far emergere dall’arte il tracciato umano, profondo, personale.

Nel 2012 completa inoltre Glenn Gould. The Alchemist. Documentario approfondito e realizzato a più riprese sul maestro canadese Glenn Gould, L’Alchimista ci restituisce intatta la magia delle sue sempre originali interpretazioni. Ancora una volta Bruno Monsaingeon ritrae una divinità del panorama musicale al meglio del suo talento artistico.

“Glenn mi scrisse: ‘Queste settimane in cui abbiamo girato le ricorderò come le più felici della mia vita professionale’.”

Cinema e musica a Lucca

Il regista francese sarà al Lucca Film Festival e Europa Cinema per un progetto in collaborazione con l’Istituto Luigi Boccherini. Riceverà il premio alla carriera e condurrà un seminario sul rapporto tra immagine e musica. Sarà inoltre omaggiato con un tributo filmico durante il festival.