Jonas Mekas

La mostra alla Fondazione Ragghianti consente di approfondire l’aspetto fotografico e quello pittorico, con l’esposizione di fotogrammi dai film di Mekas, accostandovi opportunamente anche la proiezione in continuità dei film di famiglia e utilizzando ancora un’altra forma, quella della installazione (molti cineasti scelgono oggi questa costruzione per ri-creare e ri-spazializzare i propri film: i critici hanno coniato per questo fenomeno il termine di “cinema esposto”). Si aggiungono così all’esplorazione del lavoro di Mekas la dimensione della multivisione e quella dell’evocazione sonora (nell’installazione audio To Petrarca, omaggio al poeta che “passeggiava sulle colline della Provenza” : suoni urbani, canzoni, rumori della natura) accanto a quella del viaggio, una delle componenti importanti della vita di Mekas, viaggiatore per obbligo e non per scelta, come lui stesso ha dichiarato. Dimensioni, tutte queste, che comunque si intrecciano e si richiamano da un’opera all’altra, da un diario all’altro. E le presentazioni dei film in mostra, a loro volta, mostrano con la possibilità di vari punti di visione i tanti aspetti del lavoro di Mekas attraverso i decenni, come cattura della memoria e della vita: artisti al lavoro, evocazioni storiche e mitologiche, Brooklyn e Soho… Gli stessi film di famiglia sono presentati sotto forma di multivisione: “in modo che possiate – scrive Mekas rivolto ai visitatori – fare voi stessi il vostro film traendolo da questo materiale, spostandovi da un monitor  all’altro e ancora a un altro. Una forma diaristica è una forma d’arte molto aperta, personale ma aperta…”

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