Palfidermia

Palfidermia

di Stefano Giorgi

 

Taxidermia: l’opera seconda del regista ungherese Gyorgy Palfi è un film di rara bellezza e armonia, un intreccio perfetto di scene scioccanti, surreali e ambiziose.

Insoliti personaggi, a partire dal soldato del prologo fino al trionfale finale, devastano il grande schermo per circa un’ora e mezzo in un’apoteosi di piani sequenza che lasciano esterrefatti e traumatizzati.

Non c’è spazio per l’immaginazione, tutto è  brutalmente reale. Tuttavia, là dove lo stesso Palfi ci restituisce una visione desolante e chirurgica della condizione umana, allo stesso tempo non dimentica una vena di ironia grottesca talvolta simpatica.

Taxidermia racconta la storia di una famiglia ungherese attraverso tre generazioni: dal nonno militare durante la Seconda guerra mondiale, al padre campione nazionale di abbuffate, al figlio tassidermista.

Pellicola difficile, a tratti insostenibile (non si lesina in vomito, escrementi, coprofagia, sangue) riesce nel miracolo di gestire tale materiale in modo raffinato e curatissimo, dove il tocco geniale del regista (basti vedere la scelta tecnica di una fotografia dai colori saturi, che ci illuminano per tutto il film) soddisfa pienamente il vasto pubblico a cui è rivolto il film.

Presentato al Festival di Cannes nel 2006, ricevette un’accoglienza tiepida, ulteriore conferma della scarsa garanzia che offrono spesso i giudizi, un po’ affrettati, degli ambiti festivalieri; con il passare degli anni è stato rivalutato a livello mondiale, diventando un film di culto e lanciando il giovane regista ungherese nell’olimpo dei grandi e “illuminanti” registi.

 

“Taxidermia”: the second work of the Hungarian director Gyorgy Palfi, is a film of great beauty and harmony, a perfect plot of shocking, surreal and ambitious scenes.

Unusual characters, from the soldier of the prologue to the triumphal end, scourge the big screen for an hour and a half, in an apotheosis of long takes that let you feel stunned and astounded.

That’s no time for imagination, everything is brutally real. However, Palfi gives us a distressing and surgical view of the human’s condition and at the same time he doesn’t forget a grotesque irony, sometimes nice.

Taxidermia narrates the history of a Hungarian family across three generations; from the soldier grandfather during the Second World War, to the father National champion of blowouts, and the son who is a taxidermist.

This is a very difficult film, sometimes untenable (the film doesn’t skip out vomit, droppings, coprophagy, blood) but succeeded in the miracle of manage this material in a refined and accurate way, where the director’s genial touch (just see the technical choice of a photography’s saturated colors, that light up for the duration of the film) completely satisfy the public of the film.

Showed at the 2006 Cannes’ Festival, it received a quiet welcome, in confirmation of a scarce guarantee that sometimes the little hasty opinions offer in festivals. With the passage of years, the film has been global reappraise, becoming a cult and making the young Hungarian director in the Olympus of the great and “enlightened” directors.

 

 

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