La Grande Bellezza, (agro)dolce vita nella Città Eterna

Su La grande bellezza è stato scritto di tutto.

Che lo sia ami o lo si odi, questo è il film che ha riportato l’Oscar in Italia dopo 15 anni.

Ha infatti saputo rapire il pubblico americano raccontando una Roma decadente, che in molti hanno accostato alla Roma felliniana de La dolce vita.

Ma ha anche saputo fornire un’immagine della Città Eterna che si avvicinasse all’immaginario del pubblico americano, prendendone al tempo stesso le distanze e rinnovandola.

Centrale è il personaggio di Jep Gambardella, scrittore che non scrive da anni, caduto in un baratro sintetico fatto di festini e troppi signor Nessuno.  Un uomo solo, che a 65 anni comincia a chiedersi dove sta andando.

Un personaggio decadente frutto della decadenza di un’intera nazione, di cui Roma è l’emblema.

A proposito del suo personaggio, Servillo ha dichiarato che “l’ironia è un tratto sia nostro sia suo, ma ironia intesa come una passione che prende le distanze, come il saper sostituire alla malinconia una risata”.

Si imprimono nella mente anche i molti personaggi che circondano Gep, tra nane, attori falliti, star sull’orlo del baratro, uomini sconfitti nei propri ideali o che di ideali non ne hanno mai avuti.

Ma a spiccare sono anche singole scene.

Le scene delle feste, ad esempio, dove Sorrentino fa sfoggio di tutta la sua maestria nel dipingere personaggi grotteschi impegnati a fare trenini che “non vanno da nessuna parte”. E si pensi anche alla scena ambientata dal chirurgo plastico, emblematica nel rappresentare personaggi decadenti impegnati a preservare col Botox il ricordo di una bellezza ormai svanita.

Ne La Grande Bellezza viene sapientemente costruita un’opposizione tra il sacro e il profano, che percorre tutto il film.

Succede nella scelta della colonna sonora, in cui le canzoni pop di Raffaella Carrà si inframezzano a brani di musica sacra. Ma succede anche nella scelta dei personaggi: a fare da contraltare all’universo decadente di Gep c’è infatti Suor Maria “La Santa”.

Il tema è la ricerca personale di Jep Gambardella, la cui vita è divisa tra momenti di profonda spiritualità (simboleggiati dalla sua prima volta con una ragazza, emblema della sua passata capacità di vivere genuinamente) e momenti di profondo nulla, in cui Jep è sprofondato ormai da troppo tempo.

Accanto all’ottima interpretazione di Servillo spiccano anche le performance di Carlo Verdone, efficace nel dipingere il personaggio dell’artista fallito, e di Sabrina Ferilli, spogliarellista malata e malinconica in cui Jep intravvede un barlume della sua genuinità perduta.

Il regista Paolo Sorrentino sarà ospite del Lucca Film Festival-Europacinema 2016: non perdere l’occasione di vederlo dal vivo!