Marco Bellocchio: l’evoluzione registica

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La prima fase: “I pugni in tasca e la rabbia giovanile

Ci sono pochi film che a cinquanta anni di distanza (cinquantadue per la precisione), risultano ancora così attuali. Bellocchio esordì a venticinque anni, senza esperienza e con un budget di quasi nulla. I pugni in tasca” segnerà la nascita di un nuovo genere, l’innovazione del dramma da camera. La famiglia disfunzionale descritta da Bellocchio, della quale il giovane protagonista vorrà “disfarsi”, diventa un monumento nella storia del cinema italiano. La critica ne riconoscerà subito la qualità, sia estetica che politica. Perché per il regista di Bobbio, almeno nella prima fase, il cinema è politica e rabbia; è l’espressione di una generazione giovane, in rottura con i propri “padri”. Perché fu la dimostrazione delle possibilità illimitate del cinema.

Spiegò ai cineasti italiani che per fare una pellicola non serviva niente di più di una telecamera, tanto più perché il regista girò tutto a casa sua, con un giovane Lou Castel, al suo esordio sul grande schermo. Il percorso politico del regista, che mira a sottolineare tutti i mali della classica “famiglia borghese”, prosegue con “La Cina è vicina e “Nel nome del padre. Dopo di essi, Bellocchio si dedicherà ad alcune trasposizioni teatrali, come “Il principe di Homborg” o “Il gabbiano“, prima di tornare a raccontare la politica e, soprattutto, la società.

Il periodo della maturità da “L’ora di religione a “Bella addormentata”

 

Con periodo della maturità si intende un nuovo modo di approcciare il cinema da parte del regista. Possiamo notare, infatti, come nelle pellicole moderne, il tono sia diverso. Scompare la rabbia, quasi incontrollabile, della gioventù e ad essa subentra una forma di saggezza senile, che permette di rappresentare gli eventi in modo più calmo. “L’ora di religione” ne è l’esempio. Una pellicola quasi grottesca, nella quale uno dei fratelli del protagonista ha ucciso sua madre, che secondo lui peccava di stupidità e di religiosità. La famiglia, però, cerca di far diventare la mamma una “santa”, per rilanciare il proprio blasone decaduto.

L’eco de “I pugni in tasca” si sente un tutto il film, ma in modo diverso. Bellocchio inizia ad affrontare tematiche sempre più spigolose, attraverso tutta la storia italiana. Si cimenta con il rapimento di Moro in “Buongiorno, notte” dove assume il punto di vista di una donna delle Brigate Rosse. Nel 2009 parla di Mussolini con “Vincere“, nel quale racconta la storia di un paese attraverso al vita di un uomo e della sua amante segreta. Chiude la trilogia con “Bella addormentata, una delle opere più coraggiose degli ultimi anni. Bellocchio racconta la travagliata vicenda di Eluana Englaro, attraverso diversi e complessi personaggi.

La pittura dietro l’obbiettivo: le opere di Bellocchio

Al Lucca Film Festival e Europa Cinema del 2016, del quale il regista è stato ospite, si è tenuta una mostra sulle opere giovanili del regista. Dai venti ai ventitré anni, prima di cimentarsi con la macchina da presa, il regista di Bobbio ha dipinto diverse opere, inerenti alla corrente della pop art. Al centro si trovano sempre l’uomo e la casa, gli elementi cardine della poetica di Bellocchio, dipinti con una grande qualità. Oltre ad essi, però, è possibile ammirare e comprendere, attraverso essi, l’evoluzione della carriera del regista. Da “I pugni in tasca” fino ad oggi, si nota l’evoluzione registica, soprattutto per un nuovo modo di comporre l’immagine e sfruttare a pieno la luce e gli altri elementi scenografici.