Concorso per Cortometraggi: lo sperimentalismo e l’Idea

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Con l’edizione 2017 del Lucca Film Festival – Europa cinema, si inaugura anche l’undicesimo concorso internazionale per cortometraggi, che da sempre promuove lavori innovativi e sperimentali.

Ogni anno il concorso rinnova i criteri di scelta, all’insegna della continua vitalità, tanto che la stessa responsabile della selezione cortometraggi, Rachele Pollastrini, parla di un festival sempre in evoluzione, anche nell’incontro giurie – partecipanti.

Infatti, delle giurie fanno parte sia registi vincitori delle edizioni passate, sia critici del panorama internazionale. Mentre lo scorso anno lo staff del Lucca Film Festival contribuiva a scovare corti sperimentali entro e soprattutto oltre i confini nazionali, l’edizione di quest’anno ha optato per l’intraprendenza degli autori. Ognuno si proporrà in prima persona, portando anche più di un’opera.

Il concorso ieri e oggi

Ripercorrendo la storia del concorso, è evidente l’apprezzamento mostrato verso le idee più forti e i percorsi più originali. Significativo in questo senso, il corto vincitore dell’edizione 2016 “Black Code/Code Noir” del regista e video artista francese Louis Henderson. L’opera, dotata di una forte vocazione sperimentale, è una riflessione critica su temi di attualità come i recenti omicidi dei giovani afroamericani Michael Brown e Kajieme Powell in Missouri, da parte di alcuni ufficiali di polizia. Riflessione, quella di Henderson, capace di coniugare efficacemente la tecnica del found footage e il linguaggio musicale, per indagare le connessioni fra storia, tecnologia, capitalismo e colonialismo. Una sintesi di cinema, musica e arte, perfetto esempio di quali siano gli intenti del concorso.

Fusione di linguaggi questa, che emerge ancor più chiaramente se pensiamo agli ospiti delle edizioni passate: dal francese Robert Cahen al popolare regista David Lynch. Entrambi innovatori e scienziati pazzi del video l’uno, del cinema l’altro, hanno abbracciato tanto la musica quanto il visuale, in una continua ricerca e sperimentazione.

Del resto, musica, cinema, arte e addirittura psicologia si fondono anche nel corto vincitore dell’edizione 2015, “Jazz for a massacre”, di Giuseppe Spina e Leonardo Carrano, che hanno fatto parte anche della giuria dello scorso anno, insieme al critico e regista Toni d’Angelo. Il corto, un omaggio a Nato Frascà, inventore del “metodo dello scarabocchio” per indagare l’inconscio, si serve di questi stessi scarabocchi per creare un concerto di colori e musica jazz.

Varietà di mezzi e linguaggi

Un concorso aperto, dunque, tanto nella forma, quanto nei contenuti proposti: si modificano le giurie, i metodi di incontro con i candidati e i temi presentati. Una varietà di mezzi e linguaggi, che il festival, da sempre, promuove: registi più o meno giovani, emergenti o affermati, sostenuti da produzioni indipendenti o condivise. Basti pensare a un figlio d’arte come Adan Jodorowsky, che ha presentato in concorso al festival “The Voice Thief” (2013). Il corto, prodotto proprio grazie a una celebre piattaforma di crowdfounding, lo vede presente anche in veste di protagonista a fianco dell’attrice Asia Argento.

Così, grazie anche all’import-export permesso dal festival, è possibile ampliare quello che non è solo un mercato, ma un panorama cinematografico-artistico indipendente e di qualità. Qualità dimostrata dal fatto che, talvolta, le giurie hanno faticato a scegliere una sola opera, si pensi all’ ex-aequo dell’edizione 2013, ma anche a lavori come “Colombi” (2016). Il cortometraggio, del regista Luca Ferri, è stato forse l’avversario più duro per Handerson, ma ha, al tempo stesso, contribuito ad accrescere il valore della sua vittoria. Prodotto da Lab80 di Bergamo, casa di produzione impegnata dagli anni ’80 nel cinema indipendente, “Colombi” è stato anche presentato nella sezione Orizzonti alla 73esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, con un ottimo successo di critica.

Ricerca e sintesi, in definitiva, per un concorso che promuove lo sperimentalismo e accorcia le distanze tra i linguaggi non solo dell’arte, ma anche del mondo.